Tre sezioni caratterizzano la 54^ edizione
della Rassegna Internazionale d'Arte G. B. Salvi di Sassoferrato
(Ancona), intitolata "Aperture - dal secondo dopoguerra
al Terzo Millennio": recuperano e rinnovano la vicenda
della mostra marchigiana, una delle più longeve della
nostra penisola.
La 54^ edizione è affidata alla cura critica di Mauro
Corradini; si avvale di due cataloghi delle "edizioni
Quattroventi" di Urbino, uno dedicato alla "mostra-omaggio",
l'altro ai "Protagonisti del secondo dopoguerra" e alle
esperienze in atto, "Primo Piano".
La prima sezione, ospitata in Palazzo ex-Pretura, rappresenta
un doveroso riferimento alla terra che ospita la rassegna;
si propone come una riflessione sull'ultimo decennio di
Oscar Piattella (Pesaro 1932), artista della stagione
informale, cui conferisce il senso nuovo di un'apertura
di luce: è l'alchimia della madreperla e la luce contenuta
in questi corpi a segnare la sua tela, caratterizzarla
e scandirla in ritmi nuovi. Lo spazio della rappresentazione
diviene uno spazio simbolico, in cui si condensano le
tensioni emotive, tra occlusione e aperture, tra muraglie
e orizzonti che si dischiudono, della nostra vicenda epocale,
piena di contraddizioni. Di Piattella sono esposte una
sessantina di opere che propongono da un lato la sua presenza
in alcune edizioni del "Salvi" (dagli anni sessanta agli
anni settanta), dall'altro lato e massimamente, l'ultimo
straordinario decennio espressivo, caratterizzato da un
rinnovato contatto con la realtà naturale nelle forme
indicate. Il catalogo a lui dedicato riproduce tutte le
opere esposte; contiene inoltre l'introduzione critica
del curatore della rassegna sassoferratese, con testi
e testimonianze critiche di Vitaliano Angelini, Yves Bonnefoy,
Fabio Scotto, Leo Strozzieri, e del Presidente Onorario
della Rassegna, Stefano Trojani.
La seconda sezione è dedicata ad alcuni protagonisti del
secondo dopoguerra; costituisce un ponte tra le tendenze
dirompenti dell'ultimo mezzo secolo e le attuali linee
di ricerca. Sono raccolte opere di autori che, in forme
e modi diversi, costituiscono riferimenti sicuri per le
nuove esperienze e danno il senso delle tensioni e fermenti
della lunga stagione postbellica. Ogni artista proposto
è presentato con un congruo numero di opere; si tratta
di "stanze" attraverso cui il visitatore può entrare in
contatto con le poetiche di ognuno. Sono allineate una
decina di sculture di Augusto Perez (Messina 1929 - Napoli
2000), bronzetti della prima metà degli anni sessanta;
è la stagione in cui l'artista abbandona definitivamente
le forme realiste, e sente il bisogno di ricollegarsi
con la cultura dei miti classici: è la fase in cui Perez
riscopre i miti della "mediterraneità" che ne segneranno
l'ultimo trentennio. In catalogo, Perez è introdotto da
un testo critico di Mauro Corradini. A fianco di Perez,
una decina di opere (7 grandi oli e alcune incisioni)
di Gianfranco Ferroni (Livorno 1927 - Bergamo 2001), documenta
l'evoluzione di uno dei pittori più significativi del
secondo 900: Ferroni parte dalle forme del "realismo esistenziale"
per giungere alle incisive e dirompenti visioni dell'ultima
sua fase espressiva. In catalogo, Ferroni è introdotto
da Osvaldo Rossi. Le due ulteriori "stanze" escono dall'universo
iconico: le opere di Achille Perilli (Roma 1926), databili
ai decenni ottanta/novanta, costituiscono la "misura",
tra rigore e poesia, della ricerca astratta di uno dei
maestri dell'astrattismo postbellico (Perilli è tra i
fondatori dello storico gruppo romano "Forma 1"). In catalogo,
Perilli è introdotto da Mariano Apa. Le opere di Mario
Raciti (Milano 1934) aprono alla rilessione sull'informale.
Raciti si propone attraverso i ritmi inquieti e visionari
del segno che si muove nello spazio; sono ad un tempo
le vibrazioni della materia e l'intensità del segno a
caratterizzare non solo la poetica del pittore milanese,
ma le stesse origini dell'esperienza informale che, con
quella astratta costituisce il riferimento basilare nella
cultura dell'ultimo mezzo secolo. In catalogo, Raciti
è introdotto da Mauro Corradini. Anche i "protagonisti",
come Piattella, sono esposti in Palazzo ex-Pretura. La
seconda e la terza sezione sono raccolte in un unico catalogo,
come il precedente, edito dalle "edizioni Quattroventi"
di Urbino e stampato dalla Stibu di Urbania.
La sezione "Primo Piano" è rivolta alle esperienze in
atto e allinea le opere di venticinque autori, presenti
con due opere ciascuno. Essa è tutta raccolta nello storico
Palazzo Oliva. La mostra ha privilegiato i linguaggi che
in una qualche misura discendono dalle istanze tipiche
del secondo dopoguerra. Si sono privilegiate le opere,
pittoriche e plastiche, aprendo ai contesti che fanno
riferimento alla fotografia, sia utilizzata in forme dirette,
sia attraverso contaminazioni linguistiche, per cui gli
artisti partono dalla fotografia per mutare l'iconografia
con interventi pittorici o digitali. La prevalenza di
immagini iconografiche non esclude, programmaticamente,
né alcune presenze astratte, né alcune presenze materiche,
riconducibili alle modificazioni della ricerca informale.
Numerose sono le presenze poetiche; difficile diviene
una "catalogazione" sugli schemi stilistici indicati:
nelle recenti esperienze infatti il percorso ai limiti
appare carattere specifico. Molti artisti sembrano riassumere
gli stimoli iconografici per sciogliere nel gesto l'impatto
con il reale; in forme speculari numerosi autori, pur
partendo dal "prelievo" fotografico, cercano attraverso
la trasformazione digitale la rottura degli schemi correnti
di lettura e ad un tempo recuperare gli archetipi o la
costruzione/elaborazione di nuove icone. La sezione "Primo
Piano" è introdotta da un testo critico del curatore scientifico
della Rassegna e da una riflessione di Antonella Micaletti.
La presenza di slittamenti e contaminazioni rende difficile,
in uno strumento sintetico come il Comunicato Stampa,
offrire la lettura di numerose opere; anche per questo
si preferisce indicare i nomi dei partecipanti in rigoroso
ordine alfabetico, indicando soltanto la data di nascita,
per sottolineare la proposta complessivamente "giovane"
delle esperienze di "Primo Piano". Artisti invitati: Gesine
Arps (Hannover 1964), Matteo Basilè (1974), Antonia Beduschi
(1958), Andrès David Carrara (La Plata 1973), Roberto
Casiraghi (1957), Paolo Consorti (1964), Giovanni Frangi
(1959), Michelangelo Galliani (1974), Federico Guida (1969),
Donata Lazzarini (1968), Paolo Leonardo (1973), Mariachiara
Mariotti (1968), Andrea Martinelli (1965), Simone Pellegrini
(1972), Paola Pezzi (1963), Stefano Pini (1968), Fabrizio
Pozzoli (1973), Franco Ruaro (1960), Livio Scarpella (1969),
Giovanni Sesia (1955), Rita Siragusa (1973), Olga Tobreluts
(San Pietroburgo 1970), Velasco (1960), Alberto Zamboni
(1971), Corrado Zeni (1967).
(diamo di seguito una breve biografia dell'artista marchigiano,
cui è dedicata la sezione "omaggio")
Oscar Piattella nasce a Pesaro nel 1932. Nel 1957 si trasferisce
a Cantiano, in provincia di Pesaro, dove vive e lavora.
Dopo una breve esperienza figurativa negli anni giovanili,
l'artista rivolge i suoi interessi verso il movimento
informale, sviluppando da subito un linguaggio autonomo.
Ancora nel 1958, per la sua prima esposizione milanese,
Franco Russoli gli organizza e ne presenta la personale
alla Galleria dell'Ariete. A Milano, Piattella entra in
rapporto con gli artisti Dorazio, Fontana, Castellani,
Andrea Cascella, Nigro, Tancredi, Dangelo, Sottsass, il
fotografo Ugo Mulas e numerosi altri. Tra il cinquanta
e il sessanta, conosce e frequenta Nanni Valentini, Arnaldo
Pomodoro, Pino Spagnulo, Walter Valentini, Giuliano Vangi,
Sguanci, Mattiacci, Claudio Olivieri, Paolo Schiavocampo,
Albert Diatò. A partire da quelli anni, si susseguono
una serie di personali nelle principali gallerie italiane
ed estere, pubbliche e private, accompagnate da saggi
di importanti critici italiani. Fra le ultime mostre personali,
si ricordano quelle (numerose) nella Galleria Arlette
Gimaray, a Parigi, le due personali nella International
Gallery di Taichung (Taiwan) e la grande mostra che la
sua città natale gli ha dedicato nel 2002, organizzata
da un Comitato scientifico composto dal poeta Yves Bonnefoy,
dallo storico dell'arte Andrea Emiliani, dal critico d'arte
Fabrizio D'amico e dal sovrintendente delle Marche Francesco
Scoppola. Da alcuni anni volge i suoi interessi anche
verso la poesia, stabilendo rapporti di lavoro con importanti
poeti: di Anna Buoninsegni illustra il libro di poesie
"Itinera"; realizza una plaquette con Mario Luzi; realizza,
per le edizioni Unaluna, un'antologia sull'azzurro con
saggio di Yves Bonnefoy; sempre con Bonnefoy, per le Edizioni
del Bradipo, realizza il volume "La Maison natale", prefato
e tradotto da Fabio Scotto con sei tavole originali. Il
poeta Gianni D'Elia, nel catalogo della mostra "Sentire
la materia", gli dedica un saggio ed una poesia; insieme
realizzano "L'amore delle cose" per le Edizioni Unaluna,
libro d'arte con tredici tavole originali. Con il poeta
Fabio Scotto, per le Edizioni "Attentive", tradotto in
francese da Bernard Nöel, realizza il libro, interamente
fatto a mano, "Il volto ignoto", con due pastelli originali
e alcuni altri interventi diretti. Infine Yves Bonnefoy,
nel catalogo della mostra di Pesaro, gli dedica un importante
saggio in cui analizza la pittura alla luce della poesia.
Anche il poeta Fabio Scotto, nel catalogo della sua ultima
personale, che il Comune di Sassoferrato gli ha organizzato
nel luglio del 2004, nell'ambito della 54^ Rassegna "G.
B. Salvi", curata da Mauro Corradini, gli dedica una poesia
accompagnata da un approfondito saggio.
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